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Pensieri

Più che un tango, una riflessione a passo di valzer

Dev’essere stato all’inizio, sin dal primo momento in cui Marlon, alias Paul, impone alla sua futura coinquilina ed amante di bandire nomi e ricordi dallo spazio e dal tempo condiviso in un appartamento piuttosto spoglio, eppure ancora impregnato delle vite di chi l’aveva occupato prima che per chissà quale ragione fosse abbandonato e dato in locazione. Chi ha visto il film avrà capito di che cosa parlo. Per chi non lo conoscesse, il film cui alludo è “Ultimo tango a Parigi”, di Bertolucci. Credo sia stata proprio la precisa volontà di rimozione, di cancellazione, di contraffazione di Paul ad innescare in me una catena di pensieri orbitanti attorno a quel grande spauracchio che è la fine dell’esistenza terrena, la morte. Non sapevo ancora come sarebbe andato a finire il film ma avevo captato sin da subito l’impulso autodistruttivo dei protagonisti della travagliata storia d’amore messa in scena da Bertolucci. In realtà, però, riflettendoci meglio, potrebbe essere la sotterranea angoscia della reclusione forzata che ci costringe ormai a casa da un mese, ad essersi insinuata nel mio inconscio nella veste di un pensiero tanto malinconico quanto terribile. Allora, la riflessione che vorrei condividere con voi è più che altro un incoraggiamento ad abbandonare le inibizioni, quei freni che spesso ci limitano nelle relazioni sociali. Lo dico in primis a me stessa, che prima del sopraggiungere dell’emergenza, mi sono lasciata frenare dalla paura del giudizio, di un eventuale rifiuto, rinunciando così ad esternare i miei sentimenti incipienti ad una persona che conoscevo da poco e dalla quale, evidentemente, ero intimorita. E sì, perché a Paul, che non riesce a darsi pace per non aver compreso chi fosse in realtà sua moglie, suicidatasi da poco, e quali celate preoccupazioni l’avessero turbata in vita, non restano che profonda sfiducia e orrore per il prossimo. E allora riversa tutta la sua frustrazione e tutto il suo dolore sulla giovane ragazza che gli contrappone invece una disarmante purezza di spirito, un sentimento incondizionato sembrerebbe, assecondandolo spesso nelle sue nefandezze. Tuttavia il rapporto tra i due evolve, Paul a poco a poco cambia atteggiamento ed ecco, però, che alla fine arriva il colpo di scena: Paul finalmente si scrolla di dosso le ultime briciole di resistenza che ancora opponeva all’insistenza della ragazza a rivelare la sua vera identità, a darsi interamente a lei e le dichiara il suo amore. È troppo tardi e deve fare i conti con la crudeltà di un mutato universo emotivo e sentimentale della ragazza, che si mostra ormai disinteressata a accoglierlo con le sue fragilità, col suo passato, col lutto che si trascina dietro. Credo che la colpa, se così vogliamo chiamarla, o forse sarebbe meglio parlare di occasione persa, bruciata dal tempismo imperfetto dell’incontro/scontro tra due temperamenti propensi sì all’amore, ma appunto con uno scarto temporale che risulterà fatale, sia di entrambi. Allora il mio augurio per tutti noi, per l’umanità intera, è di tornare, dopo l’agognata fine della quarantena, a relazionarci col prossimo armati di una maggiore consapevolezza di noi stessi e di chi ci sta di fronte. Spero tanto che saremo in grado di sapere ascoltare meglio noi stessi, di rispettare di più il nostro mondo interiore e di valorizzare sempre chi ci troviamo davanti, senza più alcun timore di metterci a nudo perché potremmo di nuovo, da un momento all’altro, trovarci a dover fare a meno dell’altr* . Non so se sia riuscita a dare una parvenza di coerenza e coesione al flusso di queste mie riflessioni ma, ecco, se non altro ci ho provato.